Misuriamo l’esposizione

In questo articolo illustriamo una fondamentale opportunità che le nostre macchine fotografiche ci mettono a disposizione per ottenere immagini correttamente esposte: la misurazione esposimetrica che, attraverso alcune opzioni selezionabili dall’utente, ci permette di misurare la luce in modo accurato. Un comando utilissimo soprattutto quando ci troviamo in situazioni dove è necessario gestire, nell’ambito della stessa scena, forti differenze fra alte luci e ombre (zone scure).

Introduciamo il concetto di “gamma dinamica”: in fotografia esprime la differenza  fra  le zone a più alta intensità luminosa e quelle alla minima intensità. In una scala di grigi, se il mondo fosse in bianco&nero, equivale alla differenza fra il bianco assoluto ed il nero assoluto! Nella realtà, una elevata gamma dinamica la si ha in presenza di scene che contengono zone fortemente illuminate e zone scure; in queste condizioni, l’occhio umano, considerato come perfetta macchina fotografica, è in grado di gestire forti differenze di illuminazione fino a 20/22 STOP (1). Nel caso invece di una macchina fotografica digitale, difficilmente si potranno gestire scenari che vadano oltre i 12/14 STOP di gamma dinamica:

Illustriamo e sperimentiamo le varie modalità per la misura dell’esposizione. Nelle moderne apparecchiature digitali dedicate alla fotografia è possibile selezionare almeno tre metodi di misurazione esposimetrica: 

SEMI SPOT (o Media Ponderata Centrale):
Questo metodo, rispetto al precedente, considera la parte centrale della scena nel calcolo della corretta esposizione. In alcune reflex/mirrorless di fascia medio-alta è possibile inoltre modificare il diametro di quest’area per meglio adeguarsi alle esigenze del fotografo. Questa misurazione è anche una delle preferite dai fotografi in quanto è genericamente quella che fornisce la migliore accuratezza. Attenzione però alla composizione! Se il soggetto è decentrato, rischiate di sbagliare l’esposizione. La misurazione a media ponderata è consigliabile in tutte quelle situazioni in cui volete che il soggetto principale sia correttamente esposto a discapito del resto della scena. Si tratta della misurazione più usata nel caso della ritrattistica o delle foto still life.

Per comprendere quanto illustrato, essendo in periodo di lockdown, abbiamo eseguito alcuni scatti relativi a scenari scelti ad hoc all’interno di un appartamento; per ogni scenario abbiamo eseguito tre scatti utilizzando i tre metodi di misurazione diversi con lo scopo di confrontare i risultati ottenuti.
Abbiamo utilizzato una reflex semi-pro con obiettivo 50 mm F/1,4, su cavalletto (per garantire costanza del punto di messa a fuoco) e con le seguenti impostazioni: (a) messa a fuoco manuale; (b) priorità di diaframma, con apertura F/7,1; (c) Iso 100; (d) i tempi di scatto restituiti dalla fotocamera (poichè in priorità di diaframma) sono variabili in funzione delle seguenti scelte:
1°scatto: Matrix o valutativa; 2°scatto: media ponderata; 3° scatto: spot.
Gli scatti sono stati eseguiti in RAW e successiva esportazione in JPG senza alcuna elaborazione di post produzione.

Scenario 1: Controluce

Abbiamo posizionato il nostro orsetto seduto su una finestra con alle spalle uno scenario esterno molto luminoso; abbiamo simulato la classica situazione di un soggetto in forte controluce; punto di messa fuoco sugli occhi dell’orsetto; dall’analisi dei tre scatti appare evidente quanto incida la scelta del metodo utilizzato perché la reflex non può gestire in simultanea alte luci e forti ombre. E’ necessario da parte del fotografo scegliere cosa si desidera avere correttamente esposto e regolare la fotocamera di conseguenza.

Scenario 2: Primo piano in controluce

Situazione del tutto analoga al caso precedente con la reflex più vicina all’orsetto per simulare un primo piano.

Scenario 3: Panorama con luce uniforme

Lo scenario scelto simula un panorama a bassa gamma dinamica (minima differenza fra alte luci e zone in ombra); punto di messa a fuoco al centro del fotogramma; in questo caso le tre immagini ottenute non presentano differenze sostanziali nell’esposizione ed in questi casi la valutativa è garanzia di ottimi risultati.

Scenario 4.1: Panorama con forti luci e nette ombre

Lo scenario scelto simula un panorama ad ampia gamma dinamica (forte differenza fra alte luci e zone in ombra); in questo caso il punto di messa a fuoco è in zona scura come evidenziato dalla seguente immagine.

In questo caso la scelta della regolazione sulla modalità da utilizzare porta a notevoli differenze mostrate dalle tre immagini.

Scenario 4.2: Panorama con forti luci e nette ombre

Lo scenario è identico al caso precedente (forte differenza fra alte luci e zone in ombra); in questo caso però il punto di messa a fuoco è in zona chiara come evidenziato dalla seguente immagine:

Rispetto al caso precedente confrontando gli scatti analoghi si ottengono fotogrammi con risultati simili nel caso di misurazione valutativa e media ponderata, mentre nel caso di spot si ottiene una esposizione migliore. In molti casi infatti vale  la regola che consiglia sempre di misurare l’esposizione sulle alte luci soprattutto considerando che in post produzione è sempre preferibile aprire (schiarire) le ombre e non rischiare di bruciare le alte luci.

Per dovere di cronaca precisiamo che in alcune situazioni nessuna delle metodologie di misura della luce è efficace al 100%. Per esempio quando scattiamo una scena con tantissima neve, spesso ci si ritrova con una esposizione non corretta qualunque sia la metodologia utilizzata. Non ci sarà modo, con i sistemi elencati sopra, di ottenere una corretta esposizione, il che implica la necessità di una compensazione manuale per correggere “l’errore” della macchina fotografica. Compensazione che si ottiene incrementando di uno o più stop l’esposizione stessa. Analogamente quando si fotografa una scena molto scura: in questo caso sarà necessario sottoesporre di uno o più stop.

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(1) Stop in fotografia: il significato
Lo stop è l’unità di misura fotografica basata sulla luce incidente; quella luce che, attraversando il diaframma, colpisce il sensore di una fotocamera, determinando così l’esposizione dei nostri scatti. In base a questa classificazione, questa fonte luminosa viene “suddivisa” in intervalli regolari chiamati per l’appunto stop di luce con la seguente asserzione: ad ogni aumento di uno stop, la fonte luminosa che colpirà il sensore avrà il doppio dell’intensità, mentre a ogni diminuzione di uno stop, la luce che colpirà il sensore sarà dimezzata.

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3 commenti su “Misuriamo l’esposizione”

  1. Un articolo veramente riuscito. Le spiegazioni, insieme agli esempi, portano il lettore ad immagazzinare i parametri principali con facilità. C’è tutto il necessario per cominciare a prendersi delle soddisfazioni con scatti di qualità. Complimenti. Claudio.

    1. Massimo Piana

      Grazie Antonio, spero che l’articolo sia utile sopratutto ai nostri soci che hanno frequentato il corso di fotografia di base…

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